Atteso un nuovo record rispetto ai 4 milioni della precedente vendita. Tutti i trucchi sono ancora funzionanti -Foto
di VINCENZO BORGOMEO
Il mito è in vendita: l'auto
più famosa del mondo, l'Aston Martin DB5 usata nei film di James Bond,
da Goldfinger in poi, va all'asta. Anzi, ri-va all'asta perché un primo
passaggio all'incanto fu già fatto nel 2001, quando la DB5 fu venduta
per 200 mila dollari, poi nel 2010 per circa 4 milioni di dollari. Ora
però ci si aspetta un nuovo record. Appuntamento quindi il 13 luglio al
Goodwood Festival of Speed...
Ma cosa ha di tanto speciale questa DB5? L'elenco è lungo:
parabrezza antiproiettile, targhe ruotanti, mitra estraibili, mozzi
trancia-gomme, sistema lancia olio o fumo. La vettura fu acquistata nel
1969 dall'ex Dj americano Jerry Lee, che l'acquistò nel 1969 per 12 mila
dollari direttamente dall'Aston Martin. Che gliela diede solo a
condizione di poter usare la vettura a scopi promozionali ogni qual
volta lo avesse ritenuto necessario. La Db5 delle meraviglie apparve
però in pubblico per l'ultima volta negli anni Settanta: poi Lee la
chiuse in un garage a tema James Bond. Poi le due aste di cui parlavamo
Condividi
L'Aston Martin DB5 di 007 d'altra parte è davvero una pietra miliare
non solo nel mondo dei motori e del cinema: tutti i suoi trucchi hanno
fatto scuola e sono stati trasformati nel tempo in realtà da Cia e Kgb:
le sue auto erano esemplari unici per esigenze cinematografiche, ma
molti dei sistemi lanciati dal personaggio di Jan Fleming sono diventati
realtà sulle auto "normali". Si va dai pneumatici che non bucano alle
blindature anti razzo, ma non mancano nemmeno i mitra che compaiono dal
nulla dal cofano, usati ora sui veicoli americani. Anche l'auto anfibia
oggi esiste, e lo stesso vale per il radar che guida la macchina nella
nebbia o per il localizzatore satellitare.
Perfino i trucchi più folli ora sono realtà: ricordate il famoso
"Thunderball-Operazione Tuono" del 1965, che mostrò al pubblico lo
spettacolare seggiolino volante? Bond lo mise in azione per oltrepassare
un muro altissimo e raggiungere così la sua amata Aston Martin, alla
guida della quale è riuscito a fuggire. Un trucco, per gli spettatori di
40 anni fa, ma che in realtà è stato messo a punto dai Laboratori Bell
Textron per l'esercito americano. Funziona con un gas ad alta pressione
che fa da propellente e può portare una persona al di là di un ostacolo
alto nove metri, ad una velocità di 11-16 chilometri all'ora e in 30
secondi di "volo". Qualcosa di molto simile è stato anche usato sotto
gli occhi di tutti 20 anni dopo l'uscita del film, nella cerimonia di
apertura delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984.
Tra i trucchi che mister 'Q' dell'M15 metteva a disposizione dei suoi
agenti, nei film tratti dalle storie narrate da Ian Fleming, anche delle
impronte digitali false. In 'Una cascata di diamanti', il film uscito
nel 1971, Bond indossa quelle di un altro, fatte in latex dai laboratori
dell'intelligence di Londra, e riesce a imbrogliare gli avversari. In
effetti le impronte digitali false, create con materiali plastici di
facile reperibilità, possono mettere in crisi i sistemi di sicurezza che
utilizzano i dati biometrici. E non molto tempo fa ricercatori
giapponesi sono riusciti a ingannare un sistema usando proprio delle
impronte false, create con un calco di gelatina.
Condividi
Ma non è finita. Pochi sanno che i "trucchi" di Bond erano attentamente
studiati alla Lubjanka, dove i vertici del Kgb trascorrevano notti
insonni davanti alle spettacolari imprese e le ingegnose diavolerie
dell'agente segreto di Sua Maestà. Il servizio segreto sovietico era
infatti convinto che le armi di 007 non erano frutto della fantasia, ma
che riflettessero la ricerca militare più all'avanguardia dell'odiato
Occidente. Al punto che, non appena un film finiva in sala, una copia
approdava alla Lubjanka e gli scienziati al servizio del Cremlino
realizzavano prototipi di quelle armi. A rivelarlo era stato nel 1995 un
alto funzionario del Kgb che ha fatto la storia dello spionaggio, l'ex
capo della 'rezidenturà di Londra, Oleg Gordievsky, la cui defezione
segnò uno dei più clamorosi casi di tradimento della Guerra Fredda.
"Si pensava che, sebbene si trattasse di fantasia, ci dovesse essere una
base fattuale. La tecnologia occidentale è così avanzata, si diceva,
che certe armi dovevano esistere per forza". Insomma, Gordievsky ammise
che i film di James Bond, vietati in Urss, erano obbligatori per gli
agenti del Kgb e rivelò che il servizio segreto russo istituì quattro
sezioni speciali- armi, veleni, sorveglianza, codici speciali- che
avevano il compito di copiare e sviluppare le diavolerie che 'Q' forniva
a James Bond. E proprio 'Q', o meglio l'attore Desmond Llewellyn,
ammise in seguito che per realizzare le diavolerie dell'Aston furono
consultati l'esercito americano e le grandi multinazionali dell'epoca,
quali la Philips...
Ventimiglia, migranti minori maltrattati: la denuncia di Oxfam
Sono respinti in Italia illegalmente, vengono
detenuti senza cibo e acqua. E spesso la Gendarmerie arriva a tagliare
loro le suole e falsificare documenti. L'emergenza sul confine
italo-francese nel rapporto Se questa è Europa.
Minori non accompagnati, anche di soli 12 anni, che dall'Italia
cercano di raggiungere Francia, Regno Unito, Svezia o Germania per
ricongiungersi a familiari e conoscenti. Bambini o poco più a cui spesso
viene nengata la protezione e il diritto di chiedere asilo, e che
continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti
illegali verso il nostro Paese da parte della polizia francese. Accade
ancora a Ventimiglia, come denuncia il nuovo rapporto Se questa è Europa di Oxfam, Diaconia Valdese e Asg (leggi anche: Migranti, quell'infanzia rubata al confine tra Francia e Italia). ABUSI E FALSIFICAZIONI. Gli interventi della
Gendarmerie, ormai prassi, comportano il fermo di minori e il loro
respingimento in Italia, in violazione non solo delle norme europee ma
anche francesi. Ma anche la loro registrazione come maggiorenni. I
poliziotti d'Oltralpe, sottolinea il rapporto, arrivano pure a
falsificare le dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro,
spesso a piedi lungo strade senza marciapiede e con qualsiasi condizioni
atmosferica. Questi minorenni sono spesso trattenuti senza acqua e cibo
e senza la possibilità di parlare con un tutore legale. Oltre a essere
stati vittime di abusi verbali e fisici: dal taglio delle suole delle
scarpe al furto di carte Sim.
prima
il poliziotto chino su un documento che porta la data del primo gennaio
2001, probabilmente il giorno di nascita con cui era stato identificato
il ragazzo eritreo in Italia. Poi un altro documento in cui l'anno di
nascita è diventato il 2000 e il migrante improvvisamente maggiorenne.
«CI HANNO SPINTI IN UN FURGONE». «Ho provato a
passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno
strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel
parcheggio della stazione», racconta T., 15 anni, fuggito dalla guerra
in Darfur. «Ci hanno dato un foglio (il cosiddetto refus d’entrèe
ndr) e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza
spiegarci nulla». «Ho provato già dieci volte ad attraversare la
frontiera», aggiunge E.,16 anni, originario dell’Eritrea. «Una volta a
piedi, da solo, ma mi sono perso. Le altre nove volte in treno. La
polizia francese sale sul treno, ti afferra, ti fa scendere e ti
rispedisce indietro». LA SITUAZIONE IN ITALIA. Una volta tornati in
Italia, le cose non è che vadano meglio. Permangono infatti, sempre
secondo il rapporto, «gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei
minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti
a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle
possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la
propria famiglia in altri Paesi europei».
Abiti lasciati dai migranti lungo i sentieri di montagna che dalla frazione di Grimaldi.
Nei primi quattro mesi del 2018, evidenzia il rapporto Se questa è Europa,
sono passati da Ventimiglia 4.231 migranti (16.500 da agosto 2017 ad
aprile di quest’anno). Nella maggior parte dei casi arrivano da Eritrea,
Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. E con l'arrivo
dell'estate il numero è destinato ad aumentare.
UNA SOLA STRUTTURA DI ACCOGLIENZA. L'unica struttura di
accoglienza disponibile a Ventimiglia è il Campo Roja con 444 posti
disponibili. L'obbligo di identificazione con impronte digitali e il
massiccio presidio di polizia costituiscono però per molti migranti che
cercano di raggiungere il Nord Europa un deterrente. Il campo informale
sul fiume Roja invece è stato sgomberato, così molti migranti tra cui
appunto minori non accompagnati sono costretti a dormire all'aperto.
Proprio per questo Oxfam, Diaconia Valdese e Asg chiedono alle autorità
locali e al governo di individuare rapidamente strutture adeguate per
realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per
donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e
sicura dei soggetti più vulnerabili. «A VENTIMIGLIA L'UE STA TRADENDO I SUOI VALORI». «La
situazione a Ventimiglia è lo specchio di un’Europa che sta tradendo i
propri valori fondanti di solidarietà, non rispettando le norme
nazionali ed europee alla base dell’idea stessa di Unione. Per questo
chiediamo al governo francese di intervenire, per far cessare
immediatamente gli abusi e i respingimenti illegali dei minori da parte
della propria polizia di frontiera e al governo italiano di attivarsi in
ogni modo perché ciò avvenga, sospendendo inoltre i trasferimenti
forzati verso i centri del Sud Italia», dice Elisa Bacciotti, direttrice
delle campagne dei Programmi in Italia di Oxfam.
Ventimiglia, una frontiera impolverata che d'improvviso si è
trasformata in baluardo di orgogli nazionali e simbolo di sovranismi che
non pensavamo avessero cittadinanza in Europa
«Ogni giorno incontriamo minori non accompagnati, donne sole a volte
incinta o con figli piccoli, fuggiti spesso da guerre e persecuzioni nel
proprio Paese che, dopo essere stati vittime di stupri e torture nei
lager libici, hanno il semplice desiderio di chiedere asilo nel paese
dove vivono le loro famiglie», aggiunge. «Persone vulnerabili a cui
devono essere garantite dignità e protezione. Per questo facciamo
appello, oltre che all’Italia e alla Francia, agli altri Stati membri e
all’Unione europea, affinché siano assicurate procedure efficienti di
ricongiungimento familiare e potenziati i meccanismi di ricollocamento
tra i diversi Paesi Ue, assicurando la condivisione delle responsabilità
dell’accoglienza, anche attraverso la revisione del Trattato di Dublino
e la creazione di un sistema di asilo unico a livello europeo». «FRONTIERA BALUARDO DI SOVRANISMI». «Ci sono dei
luoghi che fanno sintesi», aggiunge Gianluca Barbanotti, segretario
esecutivo della Diaconia Valdese, «uno di questi è certamente
Ventimiglia. Frontiera impolverata che d'improvviso si è trasformata in
baluardo di orgogli nazionali e simbolo di sovranismi che non pensavamo
avessero cittadinanza in Europa». L'INTERVENTO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA. «La Corte di
Giustizia dell'Unione europea è già intervenuta in passato affermando
che gli Stati membri non possono effettuare una sorveglianza delle
frontiere interne con effetti equivalenti alle verifiche di frontiera»,
sottolinea Anna Brambilla di Asgi. «Nonostante questo, attraverso la
proroga dei controlli alle frontiere interne o in applicazione di
accordi di riammissione antecedenti il Sistema Schengen, Francia,
Svizzera e Austria continuano a respingere verso l'Italia i minori
stranieri non accompagnati e richiedenti asilo. Sebbene anche i giudici
francesi si siano già pronunciati sull'illegittimità di tali prassi, il
comportamento delle forze di polizia non cambia».
PREOCCUPAZIONE PER IL CLIMA POLITICO. Allo stesso tempo
il clima politico attuale non fa che alimentare preoccupanti fenomeni
di intolleranza e razzismo che contribuiscono a rendere ancora più
drammatica la condizione di migliaia di persone costrette, nelle zone di
frontiera così come in altri luoghi, a vivere in condizioni di
abbandono materiale analoghe a quelle che in altri casi la Corte europea
dei Diritti dell'uomo ha considerato costituire un trattamento inumano e
degradante «Allo stesso tempo», è la preoccupazione, «il clima politico
attuale non fa che alimentare preoccupanti fenomeni di intolleranza e
razzismo che contribuiscono a rendere ancora più drammatica la
condizione di migliaia di persone costrette, nelle zone di frontiera
così come in altri luoghi, a vivere in condizioni di abbandono materiale
analoghe a quelle che in altri casi la Corte europea dei Diritti
dell'Uomo ha considerato costituire un trattamento inumano e
degradante».
Le frasi di Almirante del '42: «Il razzismo dev'essere cibo di tutti»
Con i voti di M5s e Fdi, il Consiglio
comunale ha dato l'ok per una via a Roma al segretario del Movimento
Sociale. Ecco il suo scritto più contestato, pubblicato sulla rivista La difesa della razza.
Con i voti di M5s e Fratelli d'Italia, l'assemblea capitolina ha dato il via libera per una via a Roma a Giorgio Almirante,
storico segretario del Movimento Sociale Italiano. La delibera ha
scatenato le polemiche nel Pd e nella comunità ebraica. «"Il razzismo ha
da essere cibo di tutti", scriveva il fascista Giorgio Almirante nel
1942. È gravissimo che», ha dichiarato il vice-segretario del Pd del
Lazio Enzo Foschi, «il Movimento 5 Stelle si sia unito alle destre per
permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu
Giorgio Almirante». Il passo citato è uno dei più contestati al leader
di destra. È tratto da la Difesa della razza, periodico fondato
e diretto dal 1938 - anno in cui vennero promulgate le leggi razziali
fasciste - da Telesio Interlandi, nel quale Almirante scriveva e
lavorava come segretario di redazione. «RAZZISMO CIBO PER TUTTI». «Il razzismo ha da
essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci
sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro
deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento
rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue
degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei
muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati
corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito
vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un
universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il
gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in
troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più
facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e
laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e
simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un
attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e
all'ebraismo: l'attestato del sangue».
Vincitore su mari e su terra, Matteo
Salvini ha raggiunto il dominio politico del paese, senza nemmeno farci
perdere tanto tempo. Del che, almeno, gli siamo grati.
Grati di averci accorciato i dibattiti
politici, intellettuali, politologici sulla natura del populismo
italiano, sulla natura delle coalizione giallo verde, su cosa ci aspetta
in futuro - chi vincerà fra i due soci di governo? Sarà alla fine una
Italia più leghista, o più Pentastellata? Sarà una Italia in cui l'anima
social-ecologica M5S prevarrà sul sovranismo della Lega?
Bene, oggi almeno possiamo dirci sollevati da tutti questi dubbi.
Matteo Salvini nel giro di due giorni ha
vinto ogni partita e ancora prima che si concludesse la formazione della
squadra di governo, ancora prima che venisse convocato il primo
Consiglio dei Ministri, ha preso una decisione, umana e politica, che ha
cambiato volto al paese ed ha collocato l'Italia su una nuova frontiera
di conflitti.
Ci esimiamo dal parlare di vergogna.
Sentimento oggi tanto invocato quanto disprezzato. Parliamo di una
sorella di questa Aquarius. Sorella maggiore lasciata a vagare senza
meta e senza approdo con un carico di umanità che nessuno voleva: si
chiamava Exodus 1947, e tutti noi la ricordiamo perché ci hanno scritto
un libro, e fatto un film con Paul Newman; ma per gli ebrei fu solo uno
dei molti viaggi della disperazione con cui migliaia di loro, dopo la
guerra, cercarono di approdare, attraversando il Mediterraneo appunto,
in Palestina. Incastrati anche loro, allora, dalle logiche dei trattati
internazionali nella marginalità della Storia.
L'Exodus salpò ai primi di luglio del
1947 da Porto Venere. Una carretta del mare, coperta di ruggine, un
goffo battello carico di quattro piani di cuccette, con 4.515 profughi
ebrei sopravvissuti all'Olocausto. Non era la prima, e non fu l'ultima,
su quella rotta.
Tra l'estate del 1945 e la primavera del
1948 si imbarcarono dall'Italia oltre 23 mila ebrei. Nessuna traversata
fu semplice: l'arrivo di profughi in Palestina era stato bloccato a un
numero di 75 mila entrate in cinque anni, secondo gli accordi del
dopoguerra che avrebbero dovuto fermare il conflitto arabo-palestinese.
Lo Stato di Israele, in questi accordi, non era previsto. La Gran
Bretagna, che aveva il Mandato per la Palestina, combatté in tutti i
modi l'arrivo dei profughi ebrei.
Nel maggio del 1946 l'immigrazione
clandestina ebraica divenne un caso internazionale: l'Inghilterra bloccò
la partenza dal porto della Spezia di due imbarcazioni, la Fede di
Savona e il motoveliero Fenice, cariche di 1.014 persone. I profughi
rimasero bloccati sulle navi, in condizioni disastrose, e partirono solo
grazie all'aiuto di varie città di mare italiane, l'intervento dei
giornalisti di tutto il mondo e la visita a bordo di Harold Lasky,
presidente dell'esecutivo del Partito laburista britannico. Nella notte
tra il 7 e l'8 maggio 1947 salpò quindi la nave Trade Winds/Tikva,
allestita in Portogallo, con 1.414 profughi imbarcati a Porto Venere. E a
luglio la Exodus, che con i suoi 4.515 passeggeri era la più grande
impresa di trasferimento illegale di clandestini nel Mediterraneo.
Exodus mosse da Porto Venere, sostò a
Port-de-Bouc, caricò a Sète, fu assalita e speronata dai
cacciatorpediniere britannici davanti a Kfar Vitkin, proprio quando era
in vista la costa della Palestina. Ci furono morti a bordo e la nave fu
sequestrata dalla Corona. Gli inglesi rimandarono i profughi ad Amburgo,
al campo di Poppendorf, un ex Lager trasformato in campo di prigionia
per gli ebrei. Solo con la fine del mandato britannico i profughi
poterono tornare in Palestina, quando la nave, insieme con altre, salpò
di nuovo dal Golfo della Spezia. La vicenda fu narrata nel 1958 da un
celebre romanzo di Leon Uris, e nel 1960 da un film di Otto Preminger
interpretato da Paul Newman e Eva Marie Saint.
Il Mediterraneo, il mare nostro, è sempre
stato l'acqua su cui galleggiano i nostri ricordi, le nostre identità e
le nostre coscienze. Oggi Israele è una potenza ma allora gli ebrei
erano solo una massa di persone senza nome e senza volto, senza passato e
senza futuro. Il Mediterraneo fu il loro purgatorio, la loro culla ma
anche la loro speranza.
Allora gli italiani scelsero l'umanità.
E, con tutte le contraddizioni, le fatiche, le lacerazioni e i dolori ,
hanno cercato negli anni di continuare a fare questa scelta.
Questi illegali di oggi con la pelle nera
sono i nuovi perseguitati che scappano dall'Olocausto nascosto della
globalizzazione. Ma guai a dire questo oggi.
Il consenso di cui Salvini gode gli dà
ragione su tutta la linea: l'Italia, dice il leader leghista, è
cambiata, l'Italia si è alzata in piedi; finalmente si è tolta dal giogo
di chi la vuole sottomessa a dover pagare per tutti. L'Europa
innanzitutto, e poi i buonisti, gli ipocriti, i comunisti ( ca ne son
ancora pare) , e , persino, i Cardinali – se dobbiamo stare agli insulti
rivolti al Cardinal Ravasi dopo un suo tweet sulla non accoglienza.
Non c'è dubbio su una cosa : nessuno può
oggi chiamarsi fuori dalla situazione esplosiva che si è creata nel
nostro paese, dalla corresponsabilità delle scelte fatte in questi anni.
Certo non la sinistra, che ha trattato la questione della accoglienza
con esitazione, incertezza, mancanza di chiarezza, vagando
alternativamente fra politiche da struzzo e politiche velleitarie. Certo
non può sottrarsi alle responsabilità l'Europa che avendo chiuso per
prima le sue frontiere, non avendo mai punito Orban, ma nemmeno la
Francia che ha lasciato sulla spiaggia di Ventimiglia (dal lato
italiano) un gruppo di uomini senza destino, non avrà certo molto da
dire in sua difesa per aver abbandonato, come ha detto la Cancelliera
troppo tardi, "l'Italia sola di fronte al problema dell'immigrazione".
Ma anche davanti a ogni discorso
sociologico, o a ogni ansia, la politica deve potersi fermare un attimo e
i governanti hanno comunque come primo dovere la responsabilità di chi
guida. Questa responsabilità è stata osservata?
Il problema qui è anche (fortissimamente)
di rispetto dell'essere governo. Perché un governo, anche quando vive
di maggioranze straripanti, come ora, rimane un bene di tutti. Era
davvero questo, Salvini, il modo per affrontare il problema, qui e ora?
Davvero l'arrivo di qualche centinaia di profughi dopo un calo del 78
per cento degli sbarchi (ottenuto per altro da un ministro, Minniti, che
per questo ha pagato un caro prezzo di critiche) richiedeva tale misura
e tale precipitazione? Non richiedeva invece, proprio per la sua
radicalità e impatto, forse una decisione più chiara, più soppesata, più
collegiale?
Facciamo qui notare che la decisione del
nuovo Ministro degli interni, è stata presa non solo tagliando i ponti
delle nostre banchine, ma anche tagliando i ponti con le regole del
funzionamento del governo. Non c'è ancora una squadra di governo
completa - come detto – doveva essere discussa in un vertice ieri a
Palazzo Chigi con i due vicepremier, proprio quando è arrivato
l'annuncio della chiusura dei porti. Il Premier era appena sbarcato da
un lungo viaggio in Canada, il Consiglio dei Ministri non si è ancora
mai riunito, e il Parlamento non è ancora in funzione.
Ma l'urgenza, il tagliar gli angoli, la
politica d forzare le istituzioni è il sistema di cui vive Salvini. Che è
poi, e lo abbiamo già scritto in tanti, è il sistema del populismo
Il Capo della Lega, nonché Ministro degli
Interni, muovendosi in questo modo, rapido e individuale, ha certo
ottenuto quello che voleva, e in pochissimo tempo. Ha vinto una nuova
mandata elettorale, ha ingoiato un debole Premier, e messo il suo timbro
sulla cautela del Movimento 5 stelle ancora impegnato a saggiare le
acque del governo, a trovare vie di correttezza politica, a costruire
legittimità con le istituzioni, europee e italiane.
Agendo in questo modo Matteo Salvini ha
aggiunto al suo ministero e al suo essere segretario di partito anche il
ruolo di Primo ministro. Primo Ministro di fatto.
Come continuerà ad essere, con questi
metodi. Fino a che non si sentirà forte a sufficienza da rompere le
alleanze, fare nuove elezioni e prendersi il titolo vero da Premier, e
tutto il resto.
Il leader del più vecchio partito sulla
piazza viene apprezzato come uomo forte, simbolo del nuovo e
dell'anti-casta. C'è però un lato positivo: lasciamo questa gauche a Fusaro e pensiamo a costruire un nuovo fronte democratico.
L’Italia sta diventando proprio un Paese buffo. Il politico più in
voga appartiene al partito più vecchio, con maggior uso di governo e
sottogoverno, con molti scheletri negli armadi di alcune procure della
Repubblica. Un leader che più simbolo della Casta non potrebbe essere
non avendo mai lavorato e avendo occupato, grazie alla fedeltà ai
successivi capi leghisti, posizioni di rilievo e ben pagate talvolta
senza mettere particolare zelo, vedi l’incarico di parlamentare europeo.
Era lui quello della disunità d’Italia, quello che ha preceduto i
ragazzi della Juve junior negli insulti ai napoletani e ai meridionali,
amico di quelli che col tricolore si volevano pulire il sedere, quello
che destra e sinistra sono finiti e non rompeteci le scatole con
l’antifascismo. UNA CORTINA FUMOGENA DI AMMIRAZIONE. Oggi ci
troviamo costui e il suo partito come simbolo del nuovo, come
l’anticasta per eccellenza, tutori dell’unità italiana e della nostra
identità, amico di Puin e nemico dell’Europa, avvolto in una cortina
fumogena di ammirazione che travolge tutta la destra possibile (che in
Italia è tanta roba) e molta sinistra. Quest’ultima è patetica. Ammira
di Salvini il decisionismo (ma non avevate sulle palle Craxi per la
stessa ragione?), la reazione bullesca nei confronti dell’Europa, lo scontro contro i francesi,
il giocare alla politica come fosse una partita di poker anche quando a
rischiare la vita ci sono 600 esseri umani (leggere Scanzi). COSÌ LA SINISTRA HA CANCELLATO LA MEMORIA. Da dove
nasce questo fenomeno? Nasce da un Paese che ormai è senza memoria
perché gliela abbiamo tolta tutti quanti. Ha cominciato la sinistra che
ha buttato a mare col comunismo (applausi) anche la tradizione del
movimento operaio tutto, quando si è messa a fare la scimmia ai partiti
liberisti di tutto il mondo lasciando i poveri e gli emarginati soli a
fronteggiare miseria, insicurezza, interazzialità, quando ha scelto di
dividersi piuttosto che unirsi e quando si è unita lo ha fatto sempre al
prezzo di cancellare la memoria.
La sinistra cercava il Papa straniero e una parte di essa lo ha
trovato nel leader più di destra che ci sia. Tutto ciò che di Minniti
era scandaloso, fatto da Salvini diventa ammirevole gioco politico
Renzi ha portato tutto questo all’ennesima potenza. È un colpevole ma
ha molti progenitori. In questa sinistra alberga, come negli elettori
che hanno votato 5 stelle, una furia iconoclasta che non ha precedenti.
Mentre una parte di essa cerca un nuovo antifascismo, un’altra ammira
Salvini (il povero Di Maio non se lo fila nessuno), lo fa diventare
quell’uomo forte che l’Italia di oggi, di destra o di sinistra, cerca da
tempo. E poi volete mettere uno che se la prende con i francesi?
Diventa subito un mito italiano anche per non dimenticare la testata di
Zidane a Materazzi. I FRUTTI DEL GIUSTIZIALISMO. La sinistra cercava il
Papa straniero e una parte di essa lo ha trovato nel leader più di
destra che ci sia, che la canta all’Europa, che detesta la Merkel, che
sui migranti sfida Malta la prepotente. Tutto ciò che di Minniti era
scandaloso, fatto da Salvini diventa ammirevole gioco politico. In
fondo, pensano anche a sinistra, non possiamo raccoglierli tutti. Poi
quel Gino Strada che gran rompicoglioni che è. È una sinistra, quella di
cui parliamo, da tempo guidata dalla destra, cioè da quel movimento
giustizialista creato da intellettuali e uomini dei media in
intelligenza quotidiana con molti procuratori della Repubblica, che
hanno preferito la moralità (purché non si parli degli scandali
grillini) alla capacità, che avevano come simboli Rodotà e Dario Fo oggi
gettati nel cestino della spazzatura. UN PAESE DALLA FANTASIA CRUDELE. Macron viene
detestato perché assomiglia a Renzi ovvero Renzi vuole assomigliare a
lui, la Germania è eccessivamente maestrina. Anche se regge il maggior
peso di immigrazione in Europa, ci fa troppe lezioni di buona
amministrazione. Noi siamo gente di fantasia e di fantasia crudele. La
sinistra di cui parliamo non sa nulla sul Risorgimento, si irritò al
rito della bandiera e dell’Inno imposto da Ciampi, non ha elevato a
proprio simbolo alcun mito risorgimentale. In qualche parte del Sud
civetta con i neo-borbonici. Ribellisti con il culo degli altri. La
sinistra può rinascere anche grazie a Salvini e a questi intellettuali e
politici che dissero di destra e neo-fascista il governo Berlusconi ma
sono pieni di cautele per Di Maio e Salvini. Io li detesto e se c’è un
fatto positivo nella crisi che stiamo vivendo è che ricostruiremo la
sinistra e una nuova alleanza democratica senza di loro. Andatevene con
Diego Fusaro.
La sinistra italiana dica basta alla guerra civile intestina
Il Paese brucia, le destre sono ancor più
radicalizzate, la loro incapacità politica e di governo appare chiara
dal “contratto” che hanno stipulato. Mai come ora serve che Renzi &
co riuniscano le forze e creino una grande alleanza in difesa della
Costituzione.
Prima di dichiarare persa una battaglia, è meglio combatterla e ragionare prima di combatterla. Sono tutti convinti che Di Maio e Salvini abbiano la vittoria in tasca,
cosa molto probabile. Il prezzo che pagheranno sarà molto alto. C’è un
prezzo che pagheranno insieme, l’isolamento europeo con quel che segue
e, immediatamente dopo, la reazione contro di loro del loro stesso
elettorato. Il prezzo che pagherà Di Maio, uti singulo, sarà
l’arretramento del suo movimento e la probabile sua scomparsa dalla
politica di prima fila. Salvini è l’unico che mussolinianamente potrebbe
solo vincere ma gli manca sobrietà, in tutti i sensi, per durare.
Insomma i due sono ben lanciati, ma davanti a loro non hanno un
traguardo in pianura ma una discesa verso l’inferno. IL PAESE BRUCIA, LE DESTRE SI RADICALIZZANO. La Coalizione in difesa della Costituzione
che piacerebbe a me parte male. Parte male perché obiettivamente,
tranne Carlo Calenda, non l’ha ancora proposta nessuno ufficialmente.
Perché deve sormontare ostacoli in una opinione pubblica inferocita e
convinta che senza l’Europa e contro la Germania l’Italia diverrà ricca e
prospera. Purtroppo ci sono anche teste d’uovo di sinistra, giovani
intellettuali, politici di lungo corso, accademici, che danno ragione ai
sovranisti con un arretramento culturale che fa spavento. In verità per
la formazione della coalizione per la Costituzione (chiamatela come
volete, ma metteteci il nome “Costituzione”) non ci dovrebbero essere
molte difficoltà. Il Paese brucia, le destre sono ancor più
radicalizzate, la loro incapacità politica e di governo appare chiara
dal “contratto” che hanno stipulato. Sono quattro “scappati di casa” su
cui non faccio ironie, non mi vengono sarcasmi perché di fronte a gente
pericolosa per l’Italia c’è poco da sfottere e da scherzare.
Una sfida per la sinistra: ripensare a una grande coalizione
L’unico ostacolo alla nascita del rassemblement repubblicano è
l’irrinunciabilità, da parte di alcuni, alla lotta civile intestina.
Bisogna ricordare loro che questa lotta intestina rovinò più volte la
sinistra. L’ultima volta quando, dopo la caduta del Muro di Berlino, non
si volle trovare una via unitaria fra il Pci e il Psi. Era possibile,
era a portata di mano, ma i pregiudizi reciproci (poi ognuno sottolinei
quelli dell’altro) tolsero alla sinistra un grande partito
socialdemocratico e accelerarono la fine della Prima Repubblica. Sono
pensieri miei. Lasciateli perdere. GLI ERRORI DI RENZI. Torno al tema. Il tema è che
non c’è alcun ostacolo alla messa in comune dei propri destini. Per
quanto si possa essere duri e severi con Renzi e la sua esperienza di
leader di partito e di governo, non è paragonabile a quello che sta
avvenendo e che avverrà. Chi dice, a sinistra, che sono meglio i
“sovranisti” di Renzi deve smettere di bere. D’altro canto l'ex
presidente del Consiglio deve studiare un po’ di libri e tastare il
polso del nostro mondo. Siamo meno di prima, ammaccati e litigiosi ma
senza la sinistra lui non va da alcuna parte, se ne faccia una ragione.
Abbiamo difetti insopportabili ma una capacità di combattimento senza
pari se usciamo dall’apatia, dalla sfiducia e scendiamo in campo. IN GIOCO IL FUTURO DELL'ITALIA. Mi piacerebbe vedere
intellettuali di area nostra, politici soprattutto di esperienza,
giovani virgulti del rinnovamento prendere posizione a favore dell’idea
della Coalizione per la Costituzionale. Faccio appello in particolare
alle persone a cui voglio bene. A Massimo D’Alema, per esempio, che ha
sufficiente cultura togliattiana per sapere che questa idea è l’unica
che salverebbe l’Italia e le darebbe, in caso di sconfitta, una base
parlamentare fortissima. Basta con la guerra civile. Basta, basta,
basta.