venerdì 11 gennaio 2013
giovedì 10 gennaio 2013
Una recensione del racconto: "le ragioni della follia" fatto da una mia carissima amica
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RECENSIONEHo letto il racconto che mi hai inviato.Ha due caratteristiche che mi colpiscono:1) Una critica ben fatta della cosidetta normalità, che porta alla necessità di discostarsene con la follia.2) L'intreccio degli avvenimenti ben costruito come in una sceneggiatura, perchè quello che succede dalla panchina alla "stanza bianca" è scritto in modo visibile (e rappresentabile) come si trattasse di un film.Gli eventi sono incalzanti, quindi veloci e non c'è il minimo spazio per lungaggini noiose. Quel moncone di braccio, particolare al quale, nella scena finale, il protagonista si aggrappa come alla follia frutto di una voglia di libertà interiore e simbolo di accusa per la tristezza di un mondo normale, è un particolare che ci sta benissimo.Non so come sia irrorato un pezzo di cadavere e come possa stare dopo tanto tempo sotto un cuscino, senza che nessuno se ne accorga, ma è una superba chiusura della storia.Il lessico mi sembra buono e non complicato, la confusione dei giorni è una soluzione letteraria che sembra voler sconfiggere l'ossessione verso il tempo.Il particolare amore verso la prostituta è un po' didascalico ma non dispiace, così come i discorsi delle mamme al parco su articoli di lusso, ma anche in questo caso si può insistere sul concetto, quello del punto 1).Sei molto bravo, Francesco. Il racconto è validissimo e celebra il bisogno di chiudere la nostra vita all'ovvio e al "sistema", come dicevamo da ragazzi.La reiterata scelta di dichiararsi colpevoli nonostante la possibilità di comportarsi in modo furbo, è un gioiello intellettuale.Mi piace l'assetto americano del linguaggio e la bravura di non cadere nelle ripetizioni verbali, che, per chi scrive, sono una cosa che scombina tutta la frase.E' un racconto "maschile", se si può dire, asciutto nello stile, cosa che personalmente mi piace molto.Sei una penna felice, Francesco. COMPLIMENTIDanila
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lunedì 7 gennaio 2013
CHECCUSWRITER: LE RAGIONI DELLA FOLLIA
CHECCUSWRITER: LE RAGIONI DELLA FOLLIA: Nota dell’autore Le poche persone che hanno ...
sabato 5 gennaio 2013
giovedì 3 gennaio 2013
Kundera
Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale
vogliamo vivere potremmo esser suddivisi in
vogliamo vivere potremmo esser suddivisi in
quattro categorie.
La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri
termini, desidera lo sguardo di un pubblico.
La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di
molti occhi a loro conosciuti. Essi sono più
felici delle persone della prima categoria le quali, quando perdono il pubblico, hanno la
sensazione che nella sala della loro vita si siano
spente le luci. Succede, una volta o l’altra, quasi a tutti. Le persone della seconda
categoria, invece, quegli sguardi riescono a
procurarseli sempre.
C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli
occhi della persona amata. La loro condizione
è pericolosa quanto quella degli appartenenti alla prima categoria. Una volta o l’altra gli
occhi della persona amata si chiuderanno e
occhi della persona amata si chiuderanno e
nella sala ci sarà il buio.
E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo
immaginario di persone assenti. Sono i
sognatori.
(Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere)
martedì 1 gennaio 2013
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