lunedì 30 aprile 2012
domenica 29 aprile 2012
DONNE, OMICIDI E SOCIETA'
Donne, omicidi e società
L’altra
sera Rispondevo a una nota su Facebook, riguardo all’omicidio di quella ragazza,
“colpevole” della gelosia del suo amico. Adesso ci sono fiumi d’inchiostro che
riempiono i giornali, la contabilità degli omicidi e l’appello di tante donne a
firmare: “Se non ora quando?”. L’indignazione è sacrosanta e non sono certo io
quello che va a cercare giustificazioni per quanto commesso dal ragazzo, oltre
tutto sotto l’effetto della cocaina che scorre a fiumi tra i giovani d’oggi;
vorrei solo riallacciarmi al discorso, senza ripetere stereotipi inutili, per
fare alcune considerazioni.
Quella
sera facevo notare che, a volte, i giovani d’oggi, decisamente insicuri e
cresciuti sotto l’ombrello iper protettivo della madre, dopo aver allacciato un
rapporto affettivo con una ragazza, rapporto che magari continua nel tempo fino
a diventare qualcosa di duraturo, identificano la stessa con la madre, ovvero
con colei che, appagamento sessuale a parte, si prende cura di lui e di tutti i
suoi problemi. Come faceva la mamma, insomma, che, da perfetta padrona,
metabolizzava ogni piccola azione del figlio anche quando, apparentemente,
quest’ultimo aveva la massima libertà di movimento. Mamma che, assieme al papà,
si è dimenticata di una cosa fondamentale: insegnare il rispetto reciproco tra
due persone, specie se devono convivere; non dimentichiamoci le difese a
oltranza, spesso impossibili e ovviamente giustificate dall’amore materno. L’emancipazione
femminile non consiste, solo, nella libertà ottenuta, spesso freneticamente,
negli ultimi 50 anni ma nel far capire che certe conquiste vanno rispettate,
magari discusse ma che con quelle non si vuole rovesciare la società,
semplicemente emanciparla, stabilire che il maschio non ha più la prerogativa
su certe cose. Stabilire e codificare questo concetto con regole scritte (pene
giudiziarie a parte ovviamente), implica un’imposizione a volte male accettata
perché non presente nel nostro substrato culturale. Si considera e mi duole
doverlo dire da uomo, la donna, unicamente come oggetto di soddisfazione
sessuale; la si sposa solo per fare
figli e per continuare la specie, passati i primi anni di matrimonio e, svanita
la passione, tutto si trasforma in un contratto che, se pur non scritto, viene
tacitamente accettato da ambedue le parti. Sono cose vecchie di secoli che
sembrano scomparse ma che invece continuano indisturbate. Sicuramente le
modalità dell’ultimo omicidio della ragazza pochi giorni fa, saranno diverse ma
è l’impianto mentale che continua a sopravvivere. Se poi ci aggiungiamo che i
media, qualsiasi, mercificano le donne, offrendo la loro nudità come unico
oggetto di desiderio per un uomo, il gioco è fatto; conquistare una bella donna
e poi vedersela soffiare via perché la stessa si è resa conto che, a certi
livelli, l’oro luccica poco, è frustrante; una mazzata che stordisce e crea
panico, irrazionalità, incapacità di risolvere il problema: mancano i
presupposti per farlo. Quello che voglio dire è che se dai un impostazione a un
bambino, ripetutamente e sistematicamente durante la sua infanzia, poi la
ripeterà per tutta la vita e non ci sarà verso di fargli cambiare idea. Se è
stato abituato a essere dominante fin da piccolo, rimarrà tale; se poi ci
aggiungiamo che è sottoposto a un bombardamento mediatico in cui quello che gli
è stato insegnato, viene rafforzato, creiamo mostri che sono di difficile
gestione.
Certamente
non saranno tutti così, c’è chi, forse più fortunato, naviga in una realtà sua
particolare e ha trovato la quadratura del cerchio con la donna della sua vita
ma i tanti troppi casi che si susseguono stanno a dimostrare che sono eccezioni
che confermano la regola. Se poi ci aggiungiamo che l’attuale situazione
economica può, anzi sicuramente, aggraverà la crisi del modello fondante questa
nostra società:
Successo,
soldi, bella vita, zero problemi e zero pensieri, è facile intuire che si
prevedono tempi duri, per tutti.
mercoledì 25 aprile 2012
martedì 24 aprile 2012
Cesare Pavese - E allora noi vili --- XXV Aprile 2012
E allora noi vili
E allora noi vili
che amavamo la sera
bisbigliante, le
case,
i sentieri sul
fiume,
le luci rosse e
sporche
di quei luoghi, il
dolore
addolcito e taciuto
–
noi strappammo le
mani
dalla viva catena
e tacemmo, ma il
cuore
ci sussultò di
sangue,
e non fu più
dolcezza,
non fu più
abbandonarsi
al sentiero sul
fiume –
non più servi,
sapemmo
di essere soli e
vivi.
Cesare Pavese
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